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Linea programmatica sulla Sanità

L’esperienza vissuta da ognuno di noi in questo ultimo anno ha evidenziato il ruolo cardine del sistema sanitario per il nostro paese, la tutela della salute e la garanzia delle migliori cure possibili per ogni cittadino, devono essere la pietra angolare di una società civile moderna e proiettata nel futuro.

Deve essere chiaro a tutti ed in particolar modo a chi ha la responsabilità politica (polis-polites) che garantire con equità, forse ancora più che con uguaglianza, questo diritto costituzionale fondamentale rappresenta non soltanto un obbligo etico e morale, ma anche un atto di intelligenza e lungimiranza ed un investimento estremamente redditivo nel medio-lungo periodo.

I vantaggi di un sistema sanitario che funzioni e che si “faccia carico” dei suoi cittadini va ben oltre l’aspetto salute, ha implicazioni sociali ed economiche difficilmente quantificabili. I costi in termini di giornate lavorative perse, di mancato guadagno, di durata e qualità della vita professionale sono un bilancio freddamente numerico ma imponente che va ad aggiungersi ai costi delle cure e dell’assistenza anche extra sanitaria (famiglie, caregiver, volontariato).

In sintonia con queste valutazioni si colloca proprio il sentire di salute che è passato da un concetto di assenza di malattia del XIX secolo, ad una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale non solo di assenza di malattia del secondo 900, sino ad essere riconosciuto ad inizio di questo millennio come la capacità (possibilità) di una persona di realizzare la propria felicità minimale in circostanze standard.

E’ chiaro che pur con le numerose eccellenze il nostro sistema sanitario oggi non soddisfa queste caratteristiche, come appare evidente non tanto da come si sia fatto trovare impreparato dalla pandemia da covid19, ma piuttosto dalla difficoltà, inadeguatezza e pressapochismo con cui ha saputo reagire a questo evento drammatico ma possibile e preventivabile in un sistema di salute pubblica a cui spetta anche la capacità di prevedere e proteggere.

Del nostro attuale sistema sanitario vanno mantenute molte professionalità ma deve essere rivista l’organizzazione generale e la filosofia motrice. Al di là della miopia che ha portato negli ultimi 10 anni ad un definanziamento del sistema sanitario nazionale per esigenze di finanza pubblica quantificato in circa 40 miliardi di euro, appare banale parlare di semplice rifinanziamento, gli investimenti vanno certamente fatti ma altrettanto vanno fatti in maniera oculata e mirata e vanno eliminati gli sprechi e le emorragie di denaro durante il tragitto che porta alla cura.

Il cuore pulsante, il motore trainante della sanità non sono gli ospedali, non sono gli ambulatori, né gli strumentari più moderni ed evoluti, ciò su cui veramente investire sono le persone che lavorano nella sanità, il “capitale umano”. Da rivedere completamente è anche il falso ed ipocrita concetto che il paziente debba essere al centro della sanità, come una volta il centro del business era il cliente (il cliente ha sempre ragione). Concetti falliti miseramente anche se ancora piacevoli ed eleganti sulle bocche di chi deve imbonire senza decidere. La realtà è che se medici, infermieri, tecnici sanitari, psicologi, biologi, operatori sociosanitari possono lavorare bene, vengono valorizzati, motivati i primi a beneficiarne saranno proprio i pazienti.

Al paziente non interessa essere al centro della sanità, anzi vorrebbe proprio starne fuori, al paziente ed ai suoi famigliari interessa avere risposte ai propri bisogni, sentirsi presi in carico nel momento della necessità, sentirsi importanti agli occhi dei professionisti che incontrano in un momento di bisogno e fragilità, il resto sono chiacchiere.

Deve essere rivista l’aziendalizzazione dei nostri ospedali, chi tutela e protegge la salute non può essere regolato da un bilancio di fine anno, la programmazione deve essere a 10-20 aa, i profitti devono essere nel lungo termine ed essere omnicomprensivi, non un semplice somma e sottrazione di costi e ricavi di denaro al 31 dicembre dell’anno in corso.

La politica deve essere supporto ed ascolto del mondo sanitario e non deciderne l’organizzazione, le nomine, gli obiettivi secondo mode ed abitudini stucchevoli e fallimentari consolidate da decenni.

I manager a direzione dei nostri ospedali devono avere una esperienza clinica e sanitaria: le regole, le dinamiche, le sofferenze e le aspettative sono peculiari e diverse da qualsiasi altra realtà imprenditoriale e manageriale.

Va rivista la riforma del titolo V della Costituzione, non è accettabile avere 20 diversi sistemi sanitari regionali con differenze che portano ad una diversa tutela e garanzia di un diritto costituzionale. La gestione ed il controllo come garanzia del diritto deve essere unica ad appannaggio del governo centrale.

Sulla stessa linea di pensiero, se il diritto è garantito dal governo ed è un diritto costituzionale, va rivisto il rapporto con il privato, che deve essere di supporto al pubblico mai sostitutivo o a riempirne mancanze. Il rivolgersi al privato in sanità per il cittadino deve poter essere una scelta, mai una necessità, un obbligo per una tutela che non gli viene altrimenti garantita.

Va potenziata la sanità sul territorio, il paziente va seguito e curato a casa quando possibile, senza allontanarlo dall’ambito famigliare, sociale e lavorativo a cui appartiene.

Le strutture ospedaliere vanno ripensate, ridotte di numero potenziandole e potenziando insieme ai servizi sul territorio i sistemi di trasporto veloce dei pazienti in ospedali di eccellenza e la telemedicina. La presenza di piccoli ospedali a pochi chilometri l’uno dall’altro non può essere argomento di campanilismo o peggio di consenso politico.

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