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Linea programmatica di Politica industriale

Il Governo Draghi ha fornito una chiara Vision di politica industriale e indicato priorità immediate, quali il sostegno selettivo alle imprese e al lavoro, le politiche attive, la formazione, l’accesso al credito, nella convinzione che:

la crescita di un’economia di un Paese non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze, fattori che determinano il progresso di un Paese.”

Riteniamo quindi che lo Stato debba accompagnare le imprese verso i nuovi scenari geo-economici, accollandosi anche alcuni rischi posizionandosi a fianco di chi fa impresa, ascoltando i tessuti produttivi e affiancandosi nel difficile percorso dello sviluppo.

La recente crisi economica ha determinato un sisma nei sistemi produttivi: ora serve una politica industriale incentrata sull’impresa, sulla crescita e sulla sostenibilità degli assi fondamentali di riferimento.

Per fare in modo che l’impresa sia il fulcro dell’Italia che cresce, lo Stato deve farsi garante della sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Vogliamo costruire un Paese che attraverso l’innovazione nei sistemi produttivi e distributivi, e il rilancio degli investimenti in ricerca e sviluppo, riacquisti la necessaria forza competitiva.

Un Paese capace di puntare concretamente sulle nuove competenze, sulla professionalità, sul merito, per dare qualità e dignità al lavoro e attrarre i talenti e le risorse pregiate nazionali.

Siamo di fronte (e non ci riferiamo solo alle risorse provenienti dall’Europa) a un’occasione irripetibile, ovvero la possibilità di tracciare una nuova fisionomia dell’Italia, ridisegnando la struttura produttiva e competitiva nazionale.

In questa prima fase di rilancio proponiamo di concentrarsi su tre macroaree, tutte tese verso la suddetta sostenibilità, ovvero:

  • attrattività e rafforzamento del sistema produttivo;
  • supporto alla transizione digitale e innovazione;
  • sostegno alla transizione energetica.

attraverso il rafforzamento e il consolidamento di strumenti fondamentali:

  1. Piano Nazionale di Transizione 4.0
  2. Trasferimento tecnologico
  3. Sostegno all’edilizia
  4. Sostenibilità ambientale, transizione energetica e idrogeno
  1. Piano Nazionale di Transizione 4.0

Proponiamo che la strategia per le imprese inizi dalla stabilizzazione pluriennale e dal potenziamento di misure strategiche, a partire dagli incentivi 4.0, favorendo sempre più l’estensione della platea dei beneficiari per favorire un rinnovamento allargato.

Un rinnovamento non solo nei processi, ma soprattutto nei prodotti che tanto caratterizzano il nostro Made in Italy, frutto di una speciale combinazione di genio, istinto e tradizione, da sostenere e tutelare contro la contraffazione.

Ciò che è necessario ottenere è il giusto equilibrio tra l’artigianalità del prodotto italiano e l’industria strategica, attraverso il rafforzamento della piccola e media impresa, il rinnovamento delle filiere produttive in larga scala e l’investimento sull’intelligenza umana.

È evidente che le competenze digitali, di base o qualificate, sulle persone rappresentino un presupposto fondamentale sia per sfruttare al meglio le potenzialità delle attuali tecnologie e di quelle emergenti che richiederanno sempre più specializzazione, sia per costruire una solida infrastruttura culturale digitale.

Allo stesso tempo, ricerca e sviluppo dovranno essere il perno degli investimenti perché rappresentano il cardine attraverso cui poter recuperare il gap tecnologico, la produttività e la competitività perse, in vari settori, negli ultimi 20 anni.

  1. Trasferimento tecnologico

Un altro punto di grande rilevanza sono la diffusione e lo scambio di conoscenza tecnologica a vantaggio soprattutto delle imprese prive di infrastrutture e che hanno maggiori difficoltà a essere competitive nelle filiere, e il rafforzamento progressivo della digitalizzazione, della banda larga e delle reti di comunicazione 5G.

Saranno sempre più essenziali gli strumenti in grado di consentire una diffusione del sapere attraverso il trasferimento tecnologico tempestivo e sistematico.

Strumenti come i Competence Center, i Digital Innovation Hub, anche europei, i Punti Impresa Digitale (PID) e gli ecosistemi che ruotano intorno a queste strutture, dovranno permettere alla conoscenza di giungere fino ai confini nazionali più remoti del tessuto imprenditoriale, coinvolgendo nelle attività produttive anche le imprese più piccole, così da consentirne la piena integrazione all’interno della filiera.

  1. Sostegno all’edilizia

Un altro strumento fondamentale per lo sviluppo delle imprese è l’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio (Superbonus), quale mezzo utile a raggiungere tre obiettivi:

  • il rilancio produttivo di un settore e di una filiera centrale del nostro Paese: l’edilizia che coinvolge a cascata molti altri settori industriali ad essa collegati in modo indissolubile;
  • le riqualificazioni energetiche e antisismiche del nostro patrimonio residenziale privato, dando al contempo garanzia ai cittadini di poter accedere a quegli interventi senza esborso di denaro. Questo ne fa anche una misura sociale, che garantisce a tutti, a prescindere dalle fasce di reddito, di poter vivere in case efficienti e sicure;
  • il risparmio energetico, in cui il settore dell’edilizia partecipa in modo massiccio al raggiungimento di questi obiettivi di target di riduzione delle emissioni di CO2.
  1. Sostenibilità ambientale, transizione energetica e idrogeno

Traguardando al tema della sostenibilità ambientale, occorre una strategia diversificata a favore dell’efficienza energetica. Bisogna insistere sulle fonti di energia rinnovabili, investendo su progetti sperimentali tesi a ridurre le emissioni di carbonio in tutti i settori industriali, attraverso l’adozione di nuovi materiali, nuovi processi produttivi e nuovi prodotti a basso impatto ambientale.

Bisogna inoltre investire in nuove fonti di energia come l’idrogeno. L’Italia è stato il primo Paese in Europa a credere nella sfida sull’idrogeno e non deve perdere il vantaggio tecnologico maturato dai ricercatori e dalle imprese nazionali.

In questo settore l’Italia può diventare l’hub del Mediterraneo. L’idrogeno è infatti la molecola del futuro che, da un verso, ci concede oggi un vantaggio tecnologico nei confronti degli altri Paesi, nonché, dall’altro, ci consentirà di capitalizzare gli investimenti nelle infrastrutture esistenti e future.

Queste sfide implicano un impegno non indifferente da parte di tutti: per l’industria, per il consumatore e, soprattutto, per le istituzioni che hanno, quest’ultime, il compito di dare oculatamente, ma celermente, riscontri a chi attende regolamenti, autorizzazioni e concessioni.

In sintesi, è indispensabile che Stato e Imprese, unitamente alle parti sociali, facciano prevalere un forte senso di responsabilità nell’affrontare questa fase di programmazione dove diventa strategica l’unità nazionale, e individuino metodi lineari condivisi per affrontare le grandi sfide industriali ed economiche che attendono al Paese.

I cambiamenti in atto vanno indirizzati e sostenuti anche con misure straordinarie, ma pur sempre calibrate, in modo tale da offrire alle imprese il tempo necessario al loro recepimento, soprattutto per alcuni settori specifici che la crisi sta ulteriormente piegando, quali la siderurgia e l’automotive, costrette, in taluni casi, a dover ripiegare in una posizione di subalternità nei confronti delle conquiste altrui.

È necessario quindi continuare a operare sulla cornice sistemica, così da rendere il nostro Paese industrialmente più attrattivo, eliminando le tante viscosità che finora hanno reso il “fare impresa” in Italia più difficile e meno conveniente che altrove, creando le condizioni per riportare a casa, attraverso specifici interventi normativi, le nostre esclusive produzioni e attrarre quelle degli altri.

Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali e internazionali è essenziale, non solo per lo sviluppo industriale, ma anche per generare reddito, creare lavoro, investire il declino demografico e lo spopolamento delle aree interne del Paese.

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